Analisi sostanze by Lab57 e Infoshock(TO) per Drop-in Collegno(TO).

Tabella Colorimetrica di Dancesafe.org (U.S.A.)

Dal numero di Aprile di PiazzaGrande, giornale di strada bolognese

Riapriamo il tema sofferto di politiche e interventi di riduzione dei rischi in materia di “droghe”, confrontando pratiche e servizi sociali delle due città italiane tristemente ai vertici per Decessi per droga, a Bologna i numeri più alti d’Italia,ben 22 nel 2015 davanti a Torino con 21.

Certamente non aiuta il calo costante  generalizzato delle risorse pubbliche destinati a interventi cosiddetti di Prossimità  per ridurre i danni da abuso di sostanze: distribuzione e raccolta siringhe, trattamenti sostitutivi (metadone, etc..), apertura drop-in e centri  a bassa soglia di ingresso per fornire assistenza medica e sociale evitando un peggiore impatto sulla salute pubblica in termini di diffusione di malattie trasmissibili, malattie croniche, analisi delle sostanze in circolazione, etc…
In ogni caso, è su base locale e cittadina che in Italia si decidono le poliche di tutela della salute pubblica, di cui il primo responsabile per legge è il Sindaco, giova ricordarlo sempre, e in seconda istanza le Aziense Sanitarie Locali su base Regionale, da dove arrivano molte delle risorse disponibili.
In materia di Riduzione del Danno, un amministratore DAVVERO responsabile, dovrebbe valutare i rischi/benefici di tutta la comunità cui deve rendere conto, non solo di una minoranza, quindi dovrebbe potenziare al massimo i servizi sociali nel suo territorio, per risparmiare nel medio-lungo periodo ingenti spese sanitarie, oltre che salvare non poche vite umane.

Torino, a fronte di un’area metropolitana enorme, è riuscita a contenere il numero di morti per overdose rispetto a Bologna, che però ha poco più di un terzo dei suoi abitanti, com’è possibile?

Un possibile spunto per capire meglio potrebbe venire dalla lettura di questo interessante articolo uscito pochi giorni da su ViceNews:

Perché a Torino sta circolando eroina sempre più pura e letale

dove gli operatori parlano coraggiosamente della necessità di mettere SUBITO in pratica interventi SALVAVITA come le stanze del consume controllato e l’analisi delle sostanze.

“…

A rendersi conto per primi della piega presa dal mercato torinese sembra siano stati alcuni operatori del drop-in di Collegno, una struttura “a bassa soglia” a una decina di km dal capoluogo—dove, a dispetto di fondi sempre più scarsi, stanno nascendo iniziative all’avanguardia nel campo della riduzione del danno.

“Siamo stati i primi—e probabilmente gli unici—in Italia ad aver approntato una stanza per i consumi,” ci ha spiegato Wally Coppola, operatore del centro, mostrandoci uno stanzone adiacente all’ingresso arredato con un tavolaccio di metallo, un contenitore per siringhe usate e un altro ricolmo di fiale di Narcan, un farmaco salvavita da utilizzare nei casi di overdose.

“Qui dentro l’uso di eroina è tollerato a due condizioni: la prima è che nessuno venga a spacciare. La seconda è che si entri a consumare almeno in due alla volta, in modo che, se uno dei due va in overdose, l’altro possa iniettargli il Narcan e chiamare subito i soccorsi. Ormai inizio a perdere il conto degli utenti che abbiamo salvato in questo modo.”

Lo scorso luglio, a Collegno, è partita una sperimentazione sulla pratica del drug checking, l’analisi tossicologica degli stupefacenti effettuata su campioni forniti spontaneamente dagli utenti, che in questo modo possono avere un’idea delle percentuali di taglio e principio attivo contenute nelle sostanze che assumono.

“Generalmente—ha spiegato Coppola a VICE News—partiamo utilizzando dei reagenti colorimetrici, in grado di fornirci un quadro approssimativo del livello di purezza della sostanza. Quando il risultato ci sembra anomalo, però, inviamo i campioni in laboratorio per delle analisi più approfondite; ed è così che, alla fine di ottobre, ci siamo resi conto che a Torino stava circolando questa eroina molto più pura del solito.”

L’ analisi colorimetrica (vedi immagine in alto) è fondamentale per capire la qualità delle sostanze in circolazione e in caso di risultati allarmanti, a torino c’è la possibilità di inviarli in laboratorio per un’analisi più accurata Gas-cromatografica e diramare un allerta nel territorio.
Vale la pena di ricordare che il kit di analisi colorimetrica e il relativo Protocollo tecnico usati dal Drop-in di Collegno, sono il frutto di una formazione professionale fornita dal Lab57 di Bologna in collaborazione col progetto Infoshock di Torino.

E a Bologna che succede?
Nel 2015, l’anno del record di morti a Bologna, Il Narcan è sparito dalle farmacie di Bologna e non si sa il perché , (il narcan – naloxone è il farmaco salvavita anti-overdose), una situazione durata mesi e mesi, senza che nessuno abbia mai pagato per questo disservizio gravissimo, abbiamo assistito solo al solito vergognoso scarica-barile all’italiana, nonostante il Lab57 abbia sollevato il problema per mesi nella sede del Coordinamento regionale delle Unità di strada, mentre resta solo la conta dei cadaveri quasi 2 anni dopo e nessun responsabile.
Inoltre come denunciamo anche nella nostra recente intervista su Piazza Grande, giornale di strada bolognese (vedi foto),  la chiusura del Drop-in da parte del Comune di Bologna da ormai 10 anni, rappresenta un atto grave e irresponsabile che porta a raccogliere questi tragici risultati sul campo, soprattutto dopo le recenti dichiarazioni dell’ Assessore al Welfare del Comune di Bologna: Rizzo Nervo: “Non riapriremo il drop-in” ,
>> 
Prezzi stracciati, “fabbrica” del buco, record di morti: la droga a Bologna
vedi anche: Bologna è la città che uccide di più per droga. Giancane: “Mancano servizi di prossimità”

Non resta che sperare nel senso di responsabilità della cosiddetta società civile per fare pressione sui suoi amministratori per investire meno risorse su interventi  securitari, l’aumento di operazioni poliziesche non ha fatto altro che peggiorare la situazione ad esempio in zona universitaria, con tossicodipendenti che si nascondono sempre di più nelle vie più strette, con pericolo evidente di diffusione di malattie infettive,  invece di essere semplicemente accolti in un Drop-in come a Collegno.
Le segnalazioni sono continue nelle ultime settimane:
>> Via San Sigismondo, si inietta la droga in pieno giorno

Invece che organizzare costosi eventi-vetrina promozionali il comune di Bologna dovrebbe  potenziare e realizzare VERI INTERVENTI DI PROSSIMITÀ, riapertura Drop-in a bassa soglia, analisi sostanze e distribuzione DIFFUSA di naloxone, per evitare che continui questa strage silenziosa di overdose, interventi che ovunque hanno dimostrato tutta la loro efficacia, come a Torino ad esempio.
Inoltre va ricordata la situazione paradossale degli interventi di riduzione dei rischi nel mondo notte bolognese: Il Lab57 su 76 interventi in eventi su base nazionale(vai all’elenco)  , ha effettuato ben 42 uscite nel 2015 in regione( quasi tutti nell’aera vasta bolognese senza nessun sostegno da parte del comune), quasi il quadruplo degli altri progetti istituzionali pagati con risorse pubbliche, ebbene di fronte a questa situazione il Comune rifiuta da 10 anni di sedersi a un tavolo per programmare un minimo di interventi nel mondo della notte, un tavolo richiesto più volte anche dal Coordinamento regionale delle Unità di strada, senza magari aspettare altri ulteriori decessi.

Per info su analisi sostanze vedi: Test rapido delle sostanze

 

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