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Cannabis Legale? Vittime del proibizionismo e speculatori

https://lafinedelmondoproibizionista.wordpress.com/2017/05/15/cannabis-legale-vittime-del-proibizionismo-e-speculatori/

Serve fare chiarezza rispetto a ciò che si sta delineando ultimamente nell’ambito della lotta antiproibizionista. Una lotta che va avanti dal basso da ormai più di 20 anni e che ha sempre rappresentato le istanze di chi usa sostanze, di parte di quel mondo degli operatori che lavorano su prevenzione e riduzione del danno, e più in generale di quella società che si definisce “civile” e che riconosce e ammette il fallimento della guerra alla droga. Le varie reti che negli anni sono nate hanno promosso nei territori eventi contro-culturali di sensibilizzazione, mobilitazioni di piazza e sperimentazioni di modelli e pratiche in grado di superare il dogma proibizionista e i danni che porta con sé. Prendendo spunto da esperienze simili in Europa e nel mondo, si sono affacciate anche da noi le prime coltivazioni no-profit di cannabis condivise, l’analisi delle sostanze nei luoghi di consumo, le stanze dell’uso sicuro e si è parlato di somministrazioni controllate di droghe pesanti. In modo molto simile nel ventennio precedente erano nati i primi drop-in, le unità di strada, i programmi di scambio delle siringhe e l’impiego di farmaci sostitutivi. Pratiche che ancora oggi faticano ad affermarsi o partire veramente (come l’analisi sostanze e le stanze uso-sicuro) e dove funzionano bene e sono implementate nei servizi pubblici e del privato sociale, è stato spesso grazie a gruppi di attivisti/operatori che avviandole in modo auto-organizzato ne hanno poi dimostrato la validità e l’efficacia a livello istituzionale. Tutti questi movimenti fronteggiavano una politica istituzionale fortemente ideologica ed insensibile alle evidenze scientifiche, che negli anni ha veicolato una cultura che ha prodotto le peggiori atrocità, trasformando la già di per sé assurda guerra alla droga in guerra a coloro che ne fanno uso. Restituire dignità a queste persone e alla società intera sembrava ciò che muoveva e motivava questi primi pionieri, a fronte di un’insensibilità generale per il tema.

Oggi i tempi e la cultura sono cambiati , numerosi Paesi stanno collassando a causa di anni di politiche sbagliate sulle droghe, e si guarda ad un cambiamento globale di prospettive che fatica ad arrivare nonostante si stiano muovendo piccoli ma significativi passi. In Italia, nonostante l’abrogazione nel 2014 della legge Fini-Giovanardi, la più vergognosa e repressiva in materia di sostanze, sembra che di fatto poco o nulla sia cambiato e che si sia prodotta una situazione di stallo molto rischiosa, tornando alla vecchia legge 309 del 1990, Le politiche continuano a basarsi principalmente su repressione e controllo sociale del tutto inefficaci, le carceri rimangono sovraffollate, ed i trend dei consumi si diversificano trovando i servizi di cura del tutto impreparati ad accogliere nuove forme di “disagio”. E le mafie fanno soldi gestendo un mercato illegale delle droghe di diversi miliardi di euro annui che le fortifica sempre più.

Di fronte a questo stato di cose, politici vecchi e rampanti si coalizzano uniti solo dalla ricerca di consenso facile e visibilità, così da oltre un anno ristagna in parlamento una proposta di legge solo sulla cannabis, di cui si vorrebbe fare un improbabile monopolio di Stato senza prevedere realmente la coltivazione per uso personale, unico vero antidoto alle NARCOMAFIE. Fin qui poco di cui stupirsi, sappiamo benissimo come funziona da sempre il gioco della politica istituzionale, mossa da interessi ed insensibile ai reali bisogni della popolazione. Ciò che invece stupisce è che queste azioni vengano sostenute non solo da partiti politici che ormai hanno smarrito il senso del loro esistere, ma anche da gruppi, associazioni, finti coordinamenti che affermano di rappresentare parte della società e di chi usa sostanze. Ci troviamo quindi di fronte ad una situazione peculiare oltre che paradossale. Da un lato un movimento antiproibizionista che rivendica e rappresenta un cambiamento radicale, in grado di riempire le piazze e di mandare avanti dal basso pratiche legate alla promozione della salute. Dall’altro invece speculatori senza arte né parte, sedicenti luminari e super-esperti, scrittori sponsorizzati, etc.., interessati esclusivamente alla legalizzazione della cannabis, magari in un regime di monopolio (?!), organizzando decine di fiere commerciali e dibattiti pilotati con gli unici obiettivi di portare voti e visibilità ai politici che invitano e naturalmente vendere a caro prezzo i prodotti derivati dalla canapa legale. Nessun accenno né preoccupazione minimamente verso i temi realmente importanti che riguardano le decine di migliaia di vittime del proibizionismo: la depenalizzazione completa dell’uso personale e libertà di coltivazione, la revisione di tutto l’apparato amministrativo che sanziona pesantemente e discrimina spesso solo chi usa cannabis alla guida e sul lavoro, l’avvio di sperimentazioni di pratiche efficaci in linea con i dati e le crescenti evidenze scientifiche in materia.

Una recente mobilitazione antiproibizionista di piazza svoltasi a Torino e lanciata da questa rete, la CANNABIS STREET PARADE, cui hanno partecipato diverse migliaia di persone, comunicativa ed in piena sintonia con la città, è stata strumentalizzata per la presenza su uno dei carri allegorici realizzati per l’evento, di due fantocci di poliziotti appesi ironicamente sul cofano un furgone .
Ce lo aspettavamo dai sindacati di polizia, gli stessi che plaudono ai loro colleghi assassini quasi sempre impuniti che ammazzano da decenni chi solo è sospettato di usare “droga”( omicidi Cucchi, Aldrovandi, Bianzino, etc..); ce lo aspettavamo da esponenti del PD che ovunque ormai sono in affari con ogni tipo di mafie e in città come Torino e Bologna hanno realizzato le peggiori “porcate” speculative svendendo interi quartieri a banche e palazzinari amici, al prezzo di sgomberi indiscriminati e nuovi “mostri” edilizi spesso incompiuti. D’altronde si indignano per un carro allegorico il cui intento era unicamente mettere in scena i troppi crimini perpetuati da chi si dovrebbe occupa di tutelare l’ordine pubblico e non certo quello di istigare all’odio, alla violenza gratuita o addirittura al terrorismo come qualcuno ha osato affermare, in modo strumentale certo. Peccato che questi personaggi non hanno mai speso una parola di condanna per gli assassini veri, sottoprodotti di una deriva culturale veicolata da leggi liberticide e politiche fatte di repressione e controllo sociale, fomentatrici di odio, violenza, terrore e tanti troppi suicidi. Gli stessi sindacati di polizia che forti di coperture politiche nel palazzo, rifiutano i numeri identificativi sulle divise e una legge per il reato di TORTURA.
Non ce lo aspettavamo però da quei movimenti per la legalizzazione della cannabis che in questo frangente hanno pensato bene di sparare giudizi e sentenze contro la nostra iniziativa, se non altro per ricordare a se stessi e al mondo che esistono. Addirittura prendendo in certi casi le difese dei tutori dell’ordine, che hanno invitato ad aderire alle loro prossime iniziative, senza che questi sedicenti “attivisti” avessero mai dato segni di indignazione o sgomento di fronte alle continue e ripetute perquisizioni poliziesche con cani nelle scuole(con tragiche conseguenze come a Lavagna) o davanti a concerti o ad eventi musicali per scovare pochi grammi di sostanze. Le forze dell’ordine non sono certo la legge, ma il braccio armato che la fa rispettare, e basta leggere i giornali e guardare i dati per renderci conto della triste e assurda realtà. Siamo uno dei Paesi più corrotti del mondo e reati legati alla corruzione che producono danni sociali enormi passano spesso impuniti, mentre si criminalizzano stili di vita, fragilità e diversità. Sappiamo bene chi sono gli alleati e chi i nemici in questa lotta; indipendentemente dagli obiettivi e dalle modalità scelte, certamente non può esserlo chi mistificando la realtà e probabilmente per interesse infanga perfino i nostri morti, proponendo alleanze con rappresentanti che plaudono ai loro aguzzini. Noi con le autorità non saremo mai complici e nelle piazze denunceremo sempre i loro crimini, come abbiamo sempre fatto e nel modo che più ci piace. Consapevoli sempre di più che ormai le rivendicazioni sono sorde ad una politica istituzionale interessata ad altro, e che il cambiamento dobbiamo rappresentarlo riprendendoci ciò che reputiamo giusto e ciò che ci spetta.

20 Maggio tutt@ a Canapisa!

Rete nazionale “Fine del mondo proibizionista”

Analisi sostanze by Lab57 e Infoshock(TO) per Drop-in Collegno(TO).

Tabella Colorimetrica di Dancesafe.org (U.S.A.)

Dal numero di Aprile di PiazzaGrande, giornale di strada bolognese

Riapriamo il tema sofferto di politiche e interventi di riduzione dei rischi in materia di “droghe”, confrontando pratiche e servizi sociali delle due città italiane tristemente ai vertici per Decessi per droga, a Bologna i numeri più alti d’Italia,ben 22 nel 2015 davanti a Torino con 21.

Certamente non aiuta il calo costante  generalizzato delle risorse pubbliche destinati a interventi cosiddetti di Prossimità  per ridurre i danni da abuso di sostanze: distribuzione e raccolta siringhe, trattamenti sostitutivi (metadone, etc..), apertura drop-in e centri  a bassa soglia di ingresso per fornire assistenza medica e sociale evitando un peggiore impatto sulla salute pubblica in termini di diffusione di malattie trasmissibili, malattie croniche, analisi delle sostanze in circolazione, etc…
In ogni caso, è su base locale e cittadina che in Italia si decidono le poliche di tutela della salute pubblica, di cui il primo responsabile per legge è il Sindaco, giova ricordarlo sempre, e in seconda istanza le Aziense Sanitarie Locali su base Regionale, da dove arrivano molte delle risorse disponibili.
In materia di Riduzione del Danno, un amministratore DAVVERO responsabile, dovrebbe valutare i rischi/benefici di tutta la comunità cui deve rendere conto, non solo di una minoranza, quindi dovrebbe potenziare al massimo i servizi sociali nel suo territorio, per risparmiare nel medio-lungo periodo ingenti spese sanitarie, oltre che salvare non poche vite umane.

Torino, a fronte di un’area metropolitana enorme, è riuscita a contenere il numero di morti per overdose rispetto a Bologna, che però ha poco più di un terzo dei suoi abitanti, com’è possibile?

Un possibile spunto per capire meglio potrebbe venire dalla lettura di questo interessante articolo uscito pochi giorni da su ViceNews:

Perché a Torino sta circolando eroina sempre più pura e letale

dove gli operatori parlano coraggiosamente della necessità di mettere SUBITO in pratica interventi SALVAVITA come le stanze del consume controllato e l’analisi delle sostanze.

“…

A rendersi conto per primi della piega presa dal mercato torinese sembra siano stati alcuni operatori del drop-in di Collegno, una struttura “a bassa soglia” a una decina di km dal capoluogo—dove, a dispetto di fondi sempre più scarsi, stanno nascendo iniziative all’avanguardia nel campo della riduzione del danno.

“Siamo stati i primi—e probabilmente gli unici—in Italia ad aver approntato una stanza per i consumi,” ci ha spiegato Wally Coppola, operatore del centro, mostrandoci uno stanzone adiacente all’ingresso arredato con un tavolaccio di metallo, un contenitore per siringhe usate e un altro ricolmo di fiale di Narcan, un farmaco salvavita da utilizzare nei casi di overdose.

“Qui dentro l’uso di eroina è tollerato a due condizioni: la prima è che nessuno venga a spacciare. La seconda è che si entri a consumare almeno in due alla volta, in modo che, se uno dei due va in overdose, l’altro possa iniettargli il Narcan e chiamare subito i soccorsi. Ormai inizio a perdere il conto degli utenti che abbiamo salvato in questo modo.”

Lo scorso luglio, a Collegno, è partita una sperimentazione sulla pratica del drug checking, l’analisi tossicologica degli stupefacenti effettuata su campioni forniti spontaneamente dagli utenti, che in questo modo possono avere un’idea delle percentuali di taglio e principio attivo contenute nelle sostanze che assumono.

“Generalmente—ha spiegato Coppola a VICE News—partiamo utilizzando dei reagenti colorimetrici, in grado di fornirci un quadro approssimativo del livello di purezza della sostanza. Quando il risultato ci sembra anomalo, però, inviamo i campioni in laboratorio per delle analisi più approfondite; ed è così che, alla fine di ottobre, ci siamo resi conto che a Torino stava circolando questa eroina molto più pura del solito.”

L’ analisi colorimetrica (vedi immagine in alto) è fondamentale per capire la qualità delle sostanze in circolazione e in caso di risultati allarmanti, a torino c’è la possibilità di inviarli in laboratorio per un’analisi più accurata Gas-cromatografica e diramare un allerta nel territorio.
Vale la pena di ricordare che il kit di analisi colorimetrica e il relativo Protocollo tecnico usati dal Drop-in di Collegno, sono il frutto di una formazione professionale fornita dal Lab57 di Bologna in collaborazione col progetto Infoshock di Torino.

E a Bologna che succede?
Nel 2015, l’anno del record di morti a Bologna, Il Narcan è sparito dalle farmacie di Bologna e non si sa il perché , (il narcan – naloxone è il farmaco salvavita anti-overdose), una situazione durata mesi e mesi, senza che nessuno abbia mai pagato per questo disservizio gravissimo, abbiamo assistito solo al solito vergognoso scarica-barile all’italiana, nonostante il Lab57 abbia sollevato il problema per mesi nella sede del Coordinamento regionale delle Unità di strada, mentre resta solo la conta dei cadaveri quasi 2 anni dopo e nessun responsabile.
Inoltre come denunciamo anche nella nostra recente intervista su Piazza Grande, giornale di strada bolognese (vedi foto),  la chiusura del Drop-in da parte del Comune di Bologna da ormai 10 anni, rappresenta un atto grave e irresponsabile che porta a raccogliere questi tragici risultati sul campo, soprattutto dopo le recenti dichiarazioni dell’ Assessore al Welfare del Comune di Bologna: Rizzo Nervo: “Non riapriremo il drop-in” ,
>> 
Prezzi stracciati, “fabbrica” del buco, record di morti: la droga a Bologna
vedi anche: Bologna è la città che uccide di più per droga. Giancane: “Mancano servizi di prossimità”

Non resta che sperare nel senso di responsabilità della cosiddetta società civile per fare pressione sui suoi amministratori per investire meno risorse su interventi  securitari, l’aumento di operazioni poliziesche non ha fatto altro che peggiorare la situazione ad esempio in zona universitaria, con tossicodipendenti che si nascondono sempre di più nelle vie più strette, con pericolo evidente di diffusione di malattie infettive,  invece di essere semplicemente accolti in un Drop-in come a Collegno.
Le segnalazioni sono continue nelle ultime settimane:
>> Via San Sigismondo, si inietta la droga in pieno giorno

Invece che organizzare costosi eventi-vetrina promozionali il comune di Bologna dovrebbe  potenziare e realizzare VERI INTERVENTI DI PROSSIMITÀ, riapertura Drop-in a bassa soglia, analisi sostanze e distribuzione DIFFUSA di naloxone, per evitare che continui questa strage silenziosa di overdose, interventi che ovunque hanno dimostrato tutta la loro efficacia, come a Torino ad esempio.
Inoltre va ricordata la situazione paradossale degli interventi di riduzione dei rischi nel mondo notte bolognese: Il Lab57 su 76 interventi in eventi su base nazionale(vai all’elenco)  , ha effettuato ben 42 uscite nel 2015 in regione( quasi tutti nell’aera vasta bolognese senza nessun sostegno da parte del comune), quasi il quadruplo degli altri progetti istituzionali pagati con risorse pubbliche, ebbene di fronte a questa situazione il Comune rifiuta da 10 anni di sedersi a un tavolo per programmare un minimo di interventi nel mondo della notte, un tavolo richiesto più volte anche dal Coordinamento regionale delle Unità di strada, senza magari aspettare altri ulteriori decessi.

Per info su analisi sostanze vedi: Test rapido delle sostanze

 


Mentre a causa di leggi liberticide in Italia decine di migliaia di persone finiscono in carcere, subiscono pesanti sanzioni amministrative o semplicemente non reggono alla pressione proibizionista e si tolgono la vita per pochi grammi di cannabis, come lo scorso febbraio è successo a Lavagna, 
dobbiamo assistere all’ ennesima scena della vergognosa farsa proibizionista.

Giovanardi e Serpelloni: l’ingloriosa fine degli zar del proibizionismo all’italiana

fonte: Dolcevitaonline 13 Aprile

Carlo Giovanardi indagato dall’antimafia per rivelazione di segreti e minacce, Giovanni Serpelloni per concussione e turbativa d’asta. Rischiano una fine politica fragorosa i due zar del proibizionismo che per una decina d’anni erano riusciti ad accentrare tra le loro mani la politica sulle droghe in Italia, rendendola la più conservatrice d’Europa.

IL BRACCIO E LA MENTE DEL PROIBIZIONISMO. Il politico amante delle crociate più reazionarie e il medico organizzatore di eventi, riviste e siti internet utilizzati per dare credito scientifico alle idee più bislacche del parlamentare emiliano. Una bufala dietro l’altra: la supercannabis che è come l’eroina, quella geneticamente modificata, la teoria dei buchi nel cervello, le statistiche con i mirabolanti dati (smentiti da ogni altro ente di ricerca indipendente) su come la repressione avesse contribuito a diminuire i consumi di droga in Italia.

NOVE ANNI SULLA BRECCIA. Da nove anni le carriere di Giovanardi e Serpelloni sono intrecciate. Il primo da il proprio nome alle legge sulle droghe del 2006 (la Fini-Giovanardi) e in qualità di sottosegretario ottiene nel 2008 la delega alle politiche sulle droghe da Silvio Berlusconi, crea il Dipartimento politiche antidroga (Dpa) a capo del quale pone il medico veronese Giovanni Serpelloni. Tutto a gonfie vele per anni, convegni e bufale una dietro l’altra, fino all’inizio del 2014. Il 12 febbraio di quell’anno la Corte Costizionale dichiara illegittima la legge Fini-Giovanardi, passano due mesi e il 14 aprile Serpelloni viene dimissionato da capo del Dpa. I due si trovano così senza legge e senza posto di potere. E inizia la caduta.

LE ACCUSE A CARLO GIOVANARDI. Le accuse formulate in questi giorni a Carlo Giovanardi sono molto pesanti, si parla di favori a imprenditori legati alla ‘ndrangheta. Secondo quanto rivelato da L’Espresso, il senatore modenese avrebbe sfruttato il proprio ruolo di membro della Commissione antimafia per rivelare informazioni riservate a un’azienda modenese collusa con la ‘ndrangheta emiliana. Giovanardi, in pratica, avrebbe utilizzato notizie riservate e fatto pressioni indebite per salvare dall’interdittiva antimafia del prefetto una società di costruzioni modenese, esclusa dai lavori pubblici perché condizionata dalle cosche. È inoltre accusato anche di minacce per aver cercato in tutti i modi di consizionare l’attività della Prefettura e convincerla a ritirare l’interdittiva verso l’azienda in questione.

GIOVANNI SERPELLONI: SEMPRE PIÙ IN BASSO. Al buon Serpelloni è invece da un paio d’anni che non ne va una dritta. Dopo le dimissioni forzate da capo del Dpa il medico è tornato al suo precedente impiego di direttore del dipartimento dipendenze dell’Asl di Verona. Da dove è stato però licenziato in tronco a inizio 2015 per un contenzioso che aveva visto Serpelloni citare in giudizio l’Asl per rivendicare i diritti intellettuali su un software per la gestione dei dati sui consumi di stupefacenti. Sempre lo stesso software, denominato Sistema Mfp, porta all’arresto di Serpelloni, il 13 maggio 2016. È di pochi giorni fa la notizia della chiusura delle indagini sull’ex braccio destro di Giovanardi: andrà a processo con l’accusa di concussione e turbativa d’asta per aver intascato fondi illeciti e per avere, quando era a capo del Dpa, aver pilotato alcuni bandi di concorso.

 

 

https://www.facebook.com/events/102799796936265/

Lunedì 10 aprile
dalle ore 19:00 alle ore 22:00

Facoltà di lettere e Filosofia, Aula VI
Via Luigi Zamboni 38,
Bologna

L’ossessione securitaria
Dibattito su securitarismo e sue implicazioni in ambito cittadino

A Bologna da qualche tempo le istituzioni si ostinano a ridurre ogni problematica sociale a una questione di “sicurezza”, cavalcando il senso di paura diffuso.
I soggetti già marginalizzati (il venditore ambulante, la migrante, il povero), vengono identificati come “minacce all’ordine pubblico”.
Tutto questo in nome di una non meglio specificata “sicurezza pubblica”.
Ma come può essere definito il concetto di sicurezza?
Quali sono i risvolti concreti di questa retorica securitaria, alimentata dal decreto Minniti, e come essa contribuisce a modificare lo spazio pubblico e il modo in cui viene vissuto?

Ne parliamo con:

Associazione Antigone
XM24
Lab57 – Laboratorio Antiproibizionista Bologna
NoBorder Bologna
Quelli del 36
Campagne in lotta


dalle ore 14:00

partenza ed arrivo sede Circolo Island in via Magno Magnini che si trova all’interno della “Scuola secondaria di primo grado G.Pascoli”.
Perugia

Alla fine del corteo sono previsti musica e concerti a sorpresa pop elettronico, dance, dark, indie….

Il Lab57 sarà presente a supportare questo spazio da SEMPRE antiproibizionista e autogestito, a fianco delle vittime del proibizionismo come ALDO BIANZINO.

GLI SPAZI SOCIALI NON SI TOCCANO!
La manifestazione dell’11 FEBBRAIO
avrà luogo a Perugia (PG) con partenza ed arrivo sede CIRCOLO ISLAND in via Magno Magnini che si trova all’interno della “Scuola secondaria di primo grado G.Pascoli”.

L’itinerario della manifestazione attraverserà il quartiere di madonna alta e la stazione Fontivegge.
Verranno identificati durante il percorso alcuni spazi di intervento, aperti a tutti e tutte.

Perugia é anche una comunita solidale
composta di tante persone che credono nell’azione comune e sono tutti coloro che chiamiamo alla mobilitazione.

Dopo aver constatato l’esigenza da parte di tante realtà di non abbandonare uno spazio ritenuto evidentemente importante come il CIRCOLO ISLAND, abbiamo ritenuto doveroso lanciare questa manifestazione in difesa degli spazi sociali da sfratti, sgomberi ed attacchi illegittimi dell’amministrazione e per rilanciare la mobilitazione generale di far rivivere la città.

Per maggiori informazioni rimanete connessi ! ! !

INVITIAMO INOLTRE TUTTI/TUTTE A RENDERSI PARTE ATTIVA DELLA MANIFESTAZIONE, RICORDANDO CHE IL CIRCOLO ISLAND É APERTO QUASI QUOTIDIANAMENTE.

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APPELLO DELLA MANIFESTAZIONE

Vogliamo ringraziare tutti e tutte per la partecipazione e la solidarietà che è stata espressa attraverso le assemblee e i social network. In tanti, gruppi, associazioni, singolarità hanno inviato comunicati, firmato la petizione on line, condiviso sui social i nostri appelli. In tanti hanno partecipato alle assemblee proponendo nuove iniziative musicali, nuovi laboratori teatrali, nuovi workshop e mostre. La reazione espressa ci dimostra che esiste una città solidale, c’è una rete di solidarietà viva, c’è il bisogno di tornare ad esperienze di partecipazione ed auto-organizzazione sociale per trasformare una città che è governata contro i nostri bisogni.

La risposta allo sfratto notificato al Circolo Arci Island deve essere una risposta costruttiva in grado di creare insieme una potenza collettiva, un modo diverso di abitare il mondo attraverso un modello culturale e sociale dal basso. La questione di quale città vogliamo non può essere separata da altre questioni: che tipo di persone vogliamo essere, che rapporti sociali cerchiamo, che relazione vogliamo intrecciare con la natura, che stile di vita desideriamo, che valori estetici riteniamo nostri.

Molte volte ascoltiamo inviti a “riprendersi Perugia”: questo per noi non significa né cacciare gli “stranieri” né militarizzare il territorio. Riprendersi la Città vuol dire ricominciare a vivere i suoi luoghi collettivi, uscire di nuovo per strada, smettere di rifugiarsi nei centri commerciali.
Si tratta di riappropriarsi e di reinventare collettivamente gli spazi urbani, trasformandoli in incubatori di pratiche solidali e non mercificate ed è in questo senso che abbiamo deciso tutti e tutte insieme di rilanciare la mobilitazione.

Cominceremo scendendo in piazza sabato 11 Febbraio p.v. con un corteo che partirà dalla sede del Circolo Island in Via Magno Magnini e percorrerà le strade del quartiere di Madonna Alta fino ad arrivare alla stazione di Fontivegge: quelle zone che l’amministrazione ci indica come degradate e da riqualificare attraverso investimenti di milioni di euro che renderanno la città piu’ “vivibile” e “decorosa”.

Vogliamo dimostrare che non ci sono zone da riqualificare, ma solo la volonta’ di emarginare sempre di più una fetta di cittadinanza che, per le proprie caratteristiche, non merita nemmeno di gravitare intorno al centro storico della città e che dovrà spostarsi sempre di più in periferia per lasciar spazio alla città smart, quella fatta su misura per chi se la può permettere.

Intendiamo perciò appellarci a tutte le realtà che ci hanno mostrato sostegno in questi giorni ed a tutte quelle persone che credono ci sia una città migliore di quella fatta di cemento e speculazioni, da potere costruire tutte e tutti insieme.

Chi volesse dare il proprio contributo per l’organizzazione della giornata di manifestazione pubblica è invitato all’assemblea organizzativa del Lunedi. Uniti siamo tutto, divisi siam canaglia!

 


Il Lab57 vi invita alla partecipazione e mobilitazione contro questo ennesimo attacco diretto alla realtà Autogestite, Xm24 da 15 anni in Bolognina, dopo l’ondata di vergognosi sgomberi del 2016, è rimasto l’unico antidoto ormai alle TOSSICHE SPECULAZIONI dove degrado, droga, immigrazione, gentrificazione, colate di cemento, fallimenti miliardari, prostituzione elettorale e macchina del fango mediatico formano una miscela letale servita dal nostro sindaco che gioca ancora a fare lo sceriffo alla “Cofferati”, già cacciato da Bologna con la coda tra le gambe, evidentemente la lezione non è servita a nulla.
Il Lab57 dopo l’infame sgombero architettato da Cofferati e Carabineri, non avrebbe mai potuto continuare le sue attività senza Xm24, e lo stesso si deve dire per un’altra ventina di progetti e collettivi.

Ulteriori approfondimenti:

– sito sella CAMPAGNA iLoveXm24 : COMPATIBILE CON LA REALTA’ –

La svolta della Bolognina 2.0 | Il PD realizza il programma di Salvini by Wu ming

– LA CULTURA REPRESSA
La risposta del giorno 3 febbraio – XM24 risponde a: Virginio Merola, Bruna Gambarelli
http://www.ecn.org/xm24/2017/02/06/la-cultura-repressa/

– LA SVOLTA IN BOLOGNINA
http://www.ecn.org/xm24/2017/02/06/la-svolta-bolognina/

logo-campagna-erbaQuell’erba è anche mia!

Il 18 agosto la squadra mobile ha fatto irruzione nei locali del centro sociale Gabrio sequestrando 80 piante, la strumentazione per la coltivazione (vasi, lampade e ventilatori) e denunciando i due compagni presenti.

Il giorno seguente i media riportano la notizia come di una “scoperta”, parlando di “spaccio” e di “traffico” ignorando completamente la storia, ormai ventennale, della lotta del centro sociale Gabrio per il riconoscimento dei diritti dei consumatori di sostanze in Italia.
Infatti, in coerenza con quanto dichiarato nella prima manifestazione antiproibizionista di Torino il 16 novembre 1996, noi iniziammo ad autoprodurre marijuana per condividerla attraverso feste e iniziative antiproibizioniste. Già nel 1999 abbiamo subito perquisizioni e processi finiti con la piena assoluzione dei compagni coinvolti.

Il ripetersi oggi di una inchiesta sulle lotte antiproibizioniste non è casuale dato che, proprio in questi mesi, è in discussione in parlamento una proposta di legge che in apparenza sembrerebbe mettere fine alle fallimentari politiche proibizioniste, riconoscendo il diritto al consumo e alla produzione della canapa, ma che invece, di fatto, è finalizzata ad instaurare un monopolio sulla cannabis, senza per altro l’intenzione di modificare il codice della strada e la normativa sul lavoro. Ancora una volta è stato disatteso un cambio di passo sulle leggi proibizioniste richiesto dalla commissione europea: diversi stati dell’unione hanno infatti già legiferato in tal senso mentre, ancora una volta, il nostro paese è il fanalino di coda nella garanzia dei diritti personali come di recente successo nel dibattito sulle unioni civili.

La pianta della cannabis ha peraltro molteplici usi anche nel campo medico e industriale. Il proibizionismo ha impedito per decenni (e continua ad ostacolare) la ricerca scientifica sui notevoli benefici terapeutici dei suoi principi attivi nel trattamento di molte patologie anche gravi, costringendo i medici a prescrivere farmaci di sintesi meno efficaci e che spesso inducono pesanti effetti collaterali. Il proibizionismo ha inoltre sradicato dalle nostre campagne la tradizionale coltivazione a scopo industriale, e la canapa è stata sostituita da fibre sintetiche caratterizzate da produzioni e smaltimenti ad elevato impatto ambientale.

La proposta di legge ha provocato scetticismo tra molti parlamentari e l’opinione pubblica è ancora condizionata dalla retorica proibizionista dei principali media che spesso sfocia in autentico terrorismo psicologico impedendo un dibattito libero e basato sui fatti.

Pertanto come libere persone affermiamo che:

la pratica dell’autoproduzione è una scelta sana e naturale per contrastare e sconfiggere le mafie e il narcotraffico;

le politiche proibizioniste, che hanno provocato le persecuzioni dei consumatori (carcere e misure restrittive), la disinformazione e la crescita del mercato clandestino gestito dalle mafie, devono essere abbandonate;

la pianta della canapa per i suoi molteplici usi (terapeutici, ricreativi e industriali) non può continuare ad essere bandita, ne diventare un monopolio di stato: la sua coltivazione deve essere libera;

e chiediamo:

Libertà per gli antiproibizionisti perché l’erba prodotta dal Gabrio è sempre stata condivisa,

quindi
#QUELLERBAÈANCHEMIA

porka_bozzaerba

>>Ascolta l’intervista a Franco D’Agata (Csoa Gabrio) su Radio Città Fujiko

Prossimi appuntamenti:

SABATO 15 OTTOBRE 2016
– Presentazione della campagna “Quell’erba è anche mia”
https://www.facebook.com/events/1157279167698219/

Dalle 18 Apericena
a seguire presentazione del libro “Dottor Cannabis. La storia di un medico antiproibizionista“” conFabrizio Cinquini – Dibattito e Dj set
@ CSOA Gabrio – Via Millio 42

SABATO 5 NOVEMBRE 2016 – Assemblea Nazionale Antiproibizionista @ CSOA Gabrio
More info coming soon

Per aderire alla campagna scrivi a quellerbaeanchemia@autoproduzioni.net

Firme in continuo aggiornamento su:
https://gabrio.noblogs.org/post/2016/10/03/quellerba-e-anche-mia/#more-4112

Osservatorio antipro-Canapisa crew (Pisa)
Lab57 – Laboratorio Antiproibizionista Bologna
Associazione FreeWeed
Million Marijuana March (Italia)
CSOA Forte Prenestino (Roma)
Xm24 – Spazio Pubblico Autogestito (Bologna)
Associazione Culturale Giovani per Turania (Turania)
CSA PACÌ PACIANA (Bergamo)
Circolo Island (Perugia)
CSOA Terra di Nessuno (Genova)
Avv. Elia De Caro (Bologna)
Parasite Conspiracy (Perugia)
Comitato PG Antipro (Perugia)
Osservatorio sulla Repressione
CSOA Corto Circuito (Roma)
Collettivo Antiproibizionista Alcaloidi (Bari)
Associazione Antigone
CILD- Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili
Maria Pia Scarciglia (Avvocato)
Fabrizio Cinquini (Medico)
Africa Unite (gruppo musicale)
Radici nel Cemento (gruppo musicale)
Mr.T-Bone (musicista)
Marco Rovelli (scrittore e musicista)
Ugo Mattei (Professore Università di Torino)
Alessandra Algostino (Professore Università di Torino)
Alessandro Ferretti (Professore Università Torino)
Massimo Zucchetti (Professore Politecnico Torino)
Stefano Capello (Cub Torino)
Paolo Sollecito (Associazione Multiversi)
…….

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https://www.facebook.com/events/163744574075788/

https://vag61.noblogs.org/post/2016/09/18/la-questione-psichiatrica-incontro-pubblico/

Questo invito è rivolto a singoli individui, associazioni, psichiatri, psicologi, educatori, collettivi, movimenti e tutti coloro abbiano voglia di incontrarsi per affrontare insieme alcuni aspetti che riguardano la complessa questione della psichiatria e le problematiche che oggi essa pone, in una prospettiva critica rispetto alla “narrazione unica” spesso imposta.

Poiché osserviamo con preoccupazione il dilagare della psichiatria in ogni ambito della vita individuale e sociale ed essendo chiamati politicamente a mettere insieme delle resistenze contro la diffusione di culture egemoni e invasive, ci è sembrato fosse necessario affrontare la questione in un momento collettivo, affinché si possa provare a rendere conto della complessità del fenomeno senza appiattirlo a un gioco di parti, restituendo piuttosto la pluralità dei punti di vista.

Nel tentativo di proporre delle tracce per la discussione, abbiamo individuato due temi oggi molto discussi che sembrano fare al caso nostro: da una parte, la crescente psichiatrizzazione della società e, dall’altra, l’obbligo di cura.

Con “psichiatrizzazione” intendiamo l’estensione dello sguardo psichiatrico ad ambiti che prima ne erano esclusi e la tendenza a patologizzare fenomeni che in precedenza non venivano considerati come malattie (e quindi non arginati attraverso cure). Il massiccio aumento nella classificazione dei disturbi mentali, nei più svariati ambiti (scuola, ospizi, centri diurni per disabili, carceri, centri di detenzione per migranti etc), induce sospetti circa i criteri diagnostici adottati. Perché la società è maggiormente psichiatrizzata? In che misura si tratta di progresso scientifico e quanto è forte il condizionamento economico? Che cosa comporta la psichiatrizzazione della società? In che misura è un servizio di tutela e quanto produce stigma? Psichiatrizzare significa ancora sorvegliare?

Pur non potendo in alcun modo negare le sofferenze umane causate dalle problematiche esistenziali, la psichiatria tende a vincolare anche tutta una serie di individui a delle cure che non vogliono. L’obbligo di cura consiste in una norma giuridica e morale che trascende la volontà dell’individuo, con la pretenziosa aspettativa di curarla. Le pratiche di contenimento, quando meccaniche (legare ad un letto) quando chimiche (somministrazione di psicofarmaci), si sono rivelate talvolta suscettibili di sovradeterminare interamente la vita dei cosiddetti pazienti, annientando le loro esistenze, fino a causare un elevato numero di morti durante l’esecuzione di Trattamenti Sanitari Obbligatori. Ma si può “curare” davvero qualcuno contro la sua volontà? Qual è il raggio di dispiegamento di un potere come quello psichiatrico? E quale il limite delle libertà inviolabili di ogni essere umano?

L’idea è dunque quella di incontrarci, conoscersi e partire da questi due punti. Vorremmo costruire un incontro tra realtà disposte a confrontarsi, mettere e mettersi in discussione, con l’obiettivo di trovare pratiche e progettualità comuni volte a rispondere alle problematiche poste in questi tempi dalla psichiatria.

Per maggiori info o per sottoscrivere la propria iscrizione siete pregati di scrivere a
16ottobrebologna@gmail.com

 

Diffondiamo e sosteniamo in pieno le posizioni dello spazio autogestito C.S.O.A. Gabrio dopo il vergognoso sequestro poliziesco di metà agosto della cannabis auto-prodotta

Sul blitz del 18 Agosto al Gabrio…

Dopo il blitz del 18 Agosto al Gabrio, che ha portato al sequestro di alcune piante di cannabis e alla denuncia di due compagni al momento presenti all’interno del centro, sono necessarie alcune riflessioni.

L’autoproduzione è un percorso politico che pratichiamo e rivendichiamo da più di 16 anni allo scopo di superare l’ipocrisia del modello proibizionista vigente che da un lato criminalizza le sostanze non facendo educazione e prevenzione, e dall’altro permette a organizzazioni criminali di venderle, contribuendo a far crescere il mostro del narcotraffico. Se oggi siamo uno dei Paesi del mondo dove la percezione di corruzione è tra le più alte, lo dobbiamo anche alla presenza nel nostro territorio di solidi cartelli che dallo spaccio di droghe ricavano quella liquidità a loro necessaria per comprare amministratori e dipendenti pubblici compiacenti.. Quelle stesse mafie che infiltrandosi poi tra appalti e progetti lucrano su disgrazie ed emergenze dirottando nelle proprie casse ingenti quantità di denaro pubblico. Nonostante i cospicui investimenti fatti per contrastare il fenomeno, si parla di circa 1,5 miliardi di euro ogni anno, il mercato nero delle sostanze sembra più florido che mai con sempre più droghe sconosciute e pericolose che inondano le piazze di vendita: i dati esposti nell’ultimo libro bianco sulle droghe  confermano anche quest’anno la tendenza che con l’attuale legislazione ad andare in galera siano di fatto assuntori e piccoli spacciatori, principalmente di cannabis in quanto sostanza il cui uso è prevalente. Ed effettivamente ogni anno appena arriva l’estate scatta l’assurda caccia alle streghe nei confronti di chi si cimenta nella per altro non difficile e ormai diffusa pratica della coltivazione di cannabis. E visto che tale pratica, nei secoli appannaggio dell’umanità, è oggi considerata reato penale in quanto, a detta del legislatore, in grado di aumentare le scorte di sostanze stupefacenti presenti sul territorio, si finisce nella rete proibizionista e senza una valida difesa si rischia una condanna fino a 6 anni di carcere indipendentemente dal fatto che la condotta possa essere finalizzata al lucro piuttosto che all’uso personale. In questo panorama, ed anche in peggiori nel passato in cui la Fini/Giovanardi prevedeva fino a 20 anni di carcere, decidere di coltivare cannabis in condivisione e no profit è stata per noi una provocazione che rappresentava un tentativo di sottrarsi a questo ricatto proibizionista: le feste del raccolto e della semina sono in quartiere momenti liberati, dove al mercato e alle piazze di spaccio si sostituisce la condivisione e l’autoproduzione, modelli che negli anni abbiamo sempre rivendicato come possibili alternative nonostante l’indifferenza di buona parte della politica.

coltiva-no-mafiaOggi siamo noi ad essere accusati dalla Procura di Torino di qualcosa che abbiamo nei nostri ragionamenti e nelle nostre pratiche sempre avversato, e tale assurda contraddizione ci obbliga e ci anima a rispondere con forza e con tutti i mezzi a nostra disposizione a questa irruzione poliziesca di metà Agosto. Non siete venuti a prendere mafiosi o spacciatori, ma avete attaccato un’esperienza reale di condivisione che come tale difenderemo in tutte le sedi opportune, dove tutto il prodotto della coltivazione veniva usato insieme e senza profitto per il narcotraffico; per altro in un momento in città dove l’esordio della nuova sindaca penta stellata in tema di contrasto allo spaccio non sembra certo promettente… la possibilità di denunciare con una App infame il proprio vicino che spaccia o coltiva sembra infatti una di quelle proposte non solo inutili rispetto al contrasto del fenomeno, ma anche potenzialmente dannose!
La politica istituzionale d’altronde, non riesce a partorire di meglio che una proposta di legge sulla cannabis tutta incentrata sul monopolio di stato, ultra tassato e quindi non in grado di essere competitivo rispetto al mercato nero e al contrabbando: il meccanismo della vendita di alcool e tabacco, sostanze decisamente più dannose della cannabis, descrivono molto bene questa dinamica. Lo specchio per allodole della coltivazione personale o associata si sta inoltre sciogliendo alla luce degli emendamenti presentati da membri stessi dell’Intergruppo parlamentare promotore, che hanno fiutato bene il business che rapidamente si sta diffondendo anche da noi. Senza una riforma radicale della 309/90, l’attuale legislazione sulle droghe, e con l’avvento del monopolio sulla cannabis, potremmo trovarci messi peggio di prima, in quanto le coltivazioni ad uso personale non sarebbero solamente illegali, ma anche concorrenti.

Crediamo pertanto che oggi più che mai serva difendere quelle esperienze spesso nascoste di condivisione che tradizionalmente fanno parte della cultura della cannabis e che, lontane dalle logiche del mercato nero, rappresentano l’unico strumento che possediamo per superare il dogma proibizionista con tutti i danni che provoca ed i costi inutili che porta con sé. Ideologie fallimentari e leggi liberticide non potranno impedire a lungo di determinare le nostre vite, dalle sostanze che ci piace usare in modo consapevole alle piante che coltiviamo, e riappropriarci della canapa non è che un primo passo verso la costruzione dal basso di politiche sulle droghe differenti e sensate, in grado di mettere in campo la relazione e non la repressione come strumento privilegiato d’intervento.
Per chi pensa che basti una segnalazione anonima fatta da chi è convinto che una realtà come il Gabrio possa dare fastidio in una città che assurde logiche speculative vorrebbero trasformare in un centro commerciale a cielo aperto e senza spazi di socialità, se qualcuno crede che una perquisizione della Polizia avallata dalla Procura oggi su una pratica che in 20 anni non abbiamo mai nascosto possa farci desistere e abbandonare le lotte che quotidianamente mandiamo avanti si sbaglia alla grande. Siamo motivati più che mai, l’autunno è appena alle porte!

CSOA GABRIO
https://gabrio.noblogs.org/post/2016/09/17/sul-blitz-del-18-agosto-al-gabrio/

 

13901446_1128412533864730_8101061663671805790_nautoproduz soluzRiportiamo questo importante contributo tecnico-politico dal sito Million Marijuana March Italia e condiviso dalla rete nazionale Fine del mondo proibizionista:

Intervista al Giurista Giovanni Russo Spena:
confermati tutti i nostri peggiori timori sull’impianto della legge truffa per il MONOPOLIO TOTALE senza possibilità di autocoltivazioni

Da gennaio 2016 abbiamo individuato molti lati negativi e ingannevoli nella PL dell’intergruppo per la (finta) legalizzazione finalizzata al monopolio, lo abbiamo fatto evidenziando numerose contraddizioni e divulgando documenti autentici che la propaganda pro monopolio avrebbe preferito non venissero diffusi e conosciuti dalle persone interessate.

Lo abbiamo fatto non solo per un generico seppur sacrosanto “diritto di cronaca”, ma perché le persone interessate all’argomento sono persone nate e vissute in regime proibizionista, hanno avuto in larga parte (purtroppo) modo di saggiarne le persecuzioni e sognano di vederne la fine.

Giudichiamo pessime le modalità con le quali è stato fatto passare un messaggio mediatico che ha usato parole chiave nell’immaginario collettivo come “AUTOCOLTIVAZIONE”, facendo leva su un sentimento comune ad una considerevole fascia della popolazione, illudendola e ingannandola per pubblicizzare un progetto che non lo ha mai contemplato e che anzi, è il suo esatto contrario.

In questo surreale esempio di regime mediatico orwelliano da terzo millennio, continuiamo la nostra opera di decodifica della loro propaganda, esorcizzandola con la molto meno appetibile dura realtà, l’incubo non è ancora giunto alla sua fine e quando avverrà, non sarà certo grazie a leggi con questo impianto.

Oggi affrontiamo la PL nel suo testo base, come era fino agli emendamenti presentati a fine luglio (http://www.millionmarijuanamarch.info/2-non-categorizzato/67-emendamenti-cannabis-legale.html ) .
Certamente il testo sarà ulteriormente peggiorato dopo le votazioni per approvare o bocciare ogni singolo emendamento nelle commissioni alla Camera, poi tornerà in aula per la votazione.
Se il testo verrà approvato in aula alla Camera, sarà poi inviato al Senato dove proseguirà il suo iter con inevitabili altri emendamenti, secondo lo stesso copione della Camera e solo alla fine, se anche al Senato verrà approvato nelle commissioni e in aula, tornerà alla Camera per il definitivo varo.
Quello che è certo, è che se questo testo arrivasse alla fine del suo percorso, potrebbe solo peggiorare, grazie anche al suo impianto finalizzato al monopolio.

Non sappiamo quali e quanti di questi emendamenti verranno da settembre approvati nelle commissioni alla Camera e come sarà modificato questo testo ma, quello che sappiamo per certo, è che gli emendamenti presentati entro il termine ultimo utile del 19 luglio, sono nella quasi totalità di molto peggiorativi, quindi in questa intervista, analizzeremo il testo base senza gli emendamenti.
Nessuno, neanche dell’Intergruppo, ha presentato emendamenti per tentare di rimuovere i punti peggiori di questa PL come la comunicazione delle proprie generalità e l’ubicazione delle coltivazioni alle più vicine sedi regionali dei monopoli oppure, le sanzioni amministrative dell’immutato codice della strada oltre ai vari pericoli del monopolio in agguato che sono il tema di questa intervista.

Questi punti dovrebbero rimanere immutati, le comunicazioni alle sedi regionali del monopolio, potrebbero si sparire, ma solo se con gli emendamenti sparissero proprio e fin da ora, anche le 5 piante delle auto coltivazioni private e in CSC.

Abbiamo quindi chiesto a Giovanni Russo Spena, un autorevole parere tecnico da Giurista, frutto della sua lunga esperienza, sia come Docente di Diritto all’Università di Napoli, che come legislatore in precedenti governi.
……
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